Gate 05

rospone

di Shameless

Dopo una mezz’ora passata a sfogliare libri, aprendo una pagina a caso per farmi un’idea della scrittura di chi accetta di mettere in vendita le sue parole per meno di venti euro, non ho comprato nulla. Sono arrivata al gate, mi sono seduta e ho scritto una storia. Una storia che mi sarebbe piaciuto leggere. Una storia breve. Una storia da blog, anzi una enostoria da enoblog.
La storia è questa:

La Signora Nuvole cenava di nuovo da sola nel ristorante di una città che non era la sua. Era lì che lottava per farsi piacere un racconto psichedelico che non andava da nessuna parte, quando una frase proveniente dal separé alle sue spalle la fece trasalire. “Amo le bollicine così come amo le donne pétillantes”.

Ohibò! Era dai primi anni ottanta che non la sentiva.

Immediatamente le apparve l’immagine lontana di un uomo, avido utilizzatore di una parvenza intellettuale come strumento erotico per far presa su di una ragazza molto più giovane. Un gigantesco rospo che cercava di afferrare con la lingua una libellula.
La Signora Nuvole si compiacque della propria fantasia, poi scacciò il ricordo del batrace per concentrarsi sulla risposta femminile. Ma la dirimpettaia del Rospone emise solo qualche risatina tendente più al gorgoglio che al frizzo. Probabilmente era impegnata ad aggiornare i social sull’andamento della serata. Probabilmente era lì per bassa autostima e precarietà d’impiego.

Arrivarono le ostriche e la Signora Nuvole ordinò un altro bicchiere di Muscadet. Non si sarebbe mai piegata a chiamare calice l’umile contenitore di un qualsiasi liquido, era una Cnob nel midollo.

“L’ostrica ha un potere afrodisiaco particolare, io la chiamo fica di mare” sentenziò la voce matura dietro la sua schiena.

Qualche anno prima la stessa frase le era stata buttata lì per lei, come un retino per pescarla, ma essendo già smaliziata da un pezzo si era limitata a sorridere pietosamente.

Sorrise nello stesso modo, pensando che da qualche parte nel mondo ci doveva essere una scuola per istruire gli uomini sull’arte della seduzione sempliciotta. Una specie di CEPU votato al trombamento spicciolo.

“Riesci sempre a farmi ridere.” Fu la risposta imbarazzata della giovinetta. Aveva una vocina acuta, quel tipo di timbro vocale che hanno le femmine con il push up ed il naso all’insù.

Intanto le ostriche erano state spazzate via. Le fu servito un confit de canard accompagnato da una mezza bottiglia di un vino del luogo, l’aveva scelto dopo attento esame fra le molte proposte. Un rosso ottenuto dall’assemblaggio di tre diverse varietà, con solo quattro anni alle spalle. Quel tanto di giovinezza, quel tanto di struttura, quel tanto di permanenza in bocca.

“Il vino bianco lasciamolo ai giornalisti, gli scrittori e gli artisti veri bevono solo rosso.” Ormai l’anfibio sguazzava nello stagno dei luoghi comuni senza vergogna. Più la pupetta cercava di riportare la conversazione sul terreno delle sue ambizioni professionali e più egli saltellava fra una pozza e l’altra della sua presuntuosa lascivia.

La Signora Nuvole finì con soddisfazione anche l’anatra ed ordinò il dessert. Si stava divertendo più di quanto avesse sperato. “Scommetto che fra i denti gli è rimasta una traccia di herbes fines.” Pensò, ricordando come ai suoi tempi era la rucola a primeggiare sulle dentature.

“Pensi che abbia qualche chance per questa posizione?” Ahia! Così voleva dire esporre il fianco appena tornito al cannibale agé. Infatti, egli non perse tempo nel risponderle “Ma certo, troverò il modo di farti venire a XXX quanto prima. Sono sicuro che noi abbiamo ancora molte cose da dirci.”

Di nuovo le tornò alla memoria il ricordo di quell’altro, che le aveva detto esattamente la stessa cosa più di trent’anni fa, specificando la città: Ginevra. Lei gli aveva risposto declinando “Io invece penso proprio di no.” Al che quel signore potente e amico del suo potente datore di lavoro di allora aveva esclamato piccato “Quindi tu sei una che rifiuta un vino prima ancora di assaggiarlo, che delusione!”.

Sperò che anche la bella preda rispondesse nello stesso modo, che gli facesse capire che no, non aveva bisogno di lui per fare carriera, che aveva sufficienti mezzi intellettuali per andare avanti nella vita senza piegarsi ad un futuro di marchette più o meno velate.

Macché! “Grazie, grazie, mi dai tanta fiducia, spero di meritarmela.” Si figurò lo sguardo maschile compiaciuto e quello femminile dolce ed implorante, velato dall’alcol.

Il divertimento si era dissolto lasciando spazio ad una leggera amarezza.

La Signora Nuvole inghiottì l’ultimo beignet au chocolat chaud, si pulì la bocca con un sorso di moscato, chiuse il libro negletto, pagò il conto e si alzò con mossa appena malferma.

Sostò davanti al tavolo della coppia giusto per dire al maschio “Il vino bianco è per i piselloni sani e non avariati come il tuo, pirla!” e alla femmina “Se proprio devi darla via per interesse, trovane uno meno gonfio di pus presuntuoso.”

Uscì sogghignando, la prova provata delle sue elucubrazioni stava in quel pezzettino verde intravisto nel sorriso stiracchiato del Rospone, fra l’incisivo centrale e quello laterale destro.
“Herbes fines, diaboliques!”.

 

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5 commenti to “Gate 05”

  1. Quindi la Signora Nuvole è una che non si fa i fatti propri ;-)

  2. Vi è mai capitato di rimanere come dire…, “fuori dal giro”, nel mio caso sono rimasto per un po’ di settimane, per lavoro e famiglia ma con piacere e dedizione, lontano dei miei blog più amati. Ogni tanto, per consolazione, ri-leggiucchiavo sul kindle il libro di un certo Faro che tutti sappiamo …. Ma quello che mi succede sempre, in questi momenti di lontananza prolungata, è che sono sempre un po’ reticente a più visitare i blog che solitamente frequento, perchè leggendoli, so, che mi renderei conto di quanto sono stato fuori dal giro e di cosa mi sono perso, e fa male (almeno a me).
    Comunque sapevo che vendo qui mi sarei riavvicinato nel modo meno doloroso possibile.
    E infatti non ho nemmeno aspettato (non si fa) di finire di leggere il post che mi sono precipitato a scrivere sto commento. Il prezzemolo…. micidiale…!!!

    • Caro Francesco Garzon, lo sai che oramai scrivo con la certezza che tu mi leggi e apprezzi sempre e comunque? Quindi, prenditi tutte le pause che vuoi, ma poi torna nel “giro” come Groupie ad honorem.

  3. Shameless dice bene: “Una storia che mi sarebbe piaciuto leggere”. Esattamente ciò che è stato, con molta stima per la Signora Nuvole.

  4. Magistrale

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