The wild side

Scan 2

di Shameless

E facciamocela questa passeggiata nel lato selvaggio! Quello sbagliato, quello dove è meglio non andare perché chissà che cosa ci si può trovare.

Ci si può trovare un diavolo con cui simpatizzare, quattro forti venti, un ragazzo che con un rito voodoo accenda il nostro fuoco, frantumando così l’annebbiamento confortevole che ci avvolge, in modo da poter diventare eroi almeno per un giorno.

Ci si può trovare la colonna sonora di una vita che noi abbiamo vissuto e chi è venuto dopo ha solo ascoltato.

Per arrivarci bisogna attraversare un ponte gettato sopra acque travagliate, attraversarlo correndo perché noi siamo nati per correre. Inciampando e rotolando come una pietra, senza più piangere baby, senza cantare la solita canzone redentrice, ma guardando verso un cielo pieno di diamanti. Scegliendo di chiamarci Lucy o Layla.

Perché questo è il beat col quale siamo cresciuti e ci siamo formati, anche se poi siamo finiti in banca. Un battito di ribellione che purtroppo per tanti di noi è sfociato nella violenza contro altri e contro se stessi, travisando quel soffio di pacifica follia che lo attraversava.

Per chi è rimasto e non si è perso sui marciapiedi o nei monasteri fittizi di un radicalchicchismo sterile, quello che conta è mantenere un passo diverso, non conformista, seppure conservatore.

Per chi è rimasto e si occupa di vino, producendolo, vendendolo, bevendolo, il battito si esprime nell’abbandonare il preconcetto, nell’evitare di aver paura del nuovo – che poi è il vecchio rivisitato -.

Che vuol dire tutto questo? Dove sta portando questa mia divagazione alterata?
Più o meno ad un invito a non snobbare o non travisare i progetti di vita vinosa di una generazione che è arrivata dopo la nostra, ma che dalla nostra ha assorbito la parte migliore.

Probabilmente neanche ci diranno grazie, pensando che quel che fanno gli viene dal nonno contadino, non dal genitore alfabetizzato e cittadino. Illusi!

Ma poi chi se ne frega se i nostri figli ci sottovalutano, è quello per cui abbiamo cantato ed ascoltato canzoni diverse dalle precedenti, mettendoci d’impegno per generare figli liberi di scegliere e di essere informati sulle loro scelte.

Quindi adesso che l’hanno fatto non dobbiamo né spaventarci, né sorprenderci, l’abbiamo voluto noi.

Quindi adesso vediamo di capire qualcosa di quello che ci versano nel bicchiere. Cercando di non irritarci se c’è qualcuno che si ostina a spiegarcelo come un Verbo nuovo, così come ci irritavamo quando alla radio certi pedantoni intellettuali dalla voce monocorde ci traducevano L.A. Woman mentre la mandavano in onda.

Quanto sopra l’ho scritto sotto botta di succo di mirtillo bio, privo di qualsiasi additivo lisergico, che tanto sono già lisergica da per me.

Ah, dimenticavo, ascoltando “Waiting for a man” cantata sul palco da Lou Reed e David Bowie.

 

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One Comment to “The wild side”

  1. walk on … the wild side?
    Because the time they are a changin ?

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