Una carezza o un pugno*

di Shameless

Quello che abbiamo ce lo facciamo bastare, potrebbe essere peggio. Potrebbe mancare una bottiglia. Potrebbe esserci uno spazio vuoto in frigorifero o in cantina o nello scaffale alto della dispensa. Potrebbe succedere che nell’apparecchiare anche solo per se stessi basterebbe sistemare un solo bicchiere, quello dell’acqua. Potrebbe arrivare dura come una sassata la realizzazione che a tutto il male che stai già vivendo si aggiunge l’assenza di una bottiglia di vino.

Potresti così pensare di non farcela a passare la serata da sola o in compagnia di qualcuno che ha bisogno come te di un sostegno.

Invece la bottiglia c’è, è anche piena. Piena del tutto non mezza piena, ad essere mezzo pieno è il tuo bicchiere. Si avvicina la mezzanotte, ma non è necessario che sia così tardi. Quel che è necessario è che il vino ti dia nel sorso ciò che stai cercando.

Un tempo funzionavano vini da knock out che stendevano per la possanza, l’importanza e la stazza. Vini da ricordare per l’impatto al naso, a volte anche per lo scardinamento del palato. Vini sorprendenti, decisi nel volersi sistemare in bocca e non andarsene fino a che non avessero trovato nella memoria una collocazione permanente.
Quei vini come delle cotte adolescenziali, le cui descrizioni erano infiocchettate per coprire le ferite o almeno renderle accettabili.
Non si può vivere a lungo in questo modo, la ferocia di troppi pugni rischia di cambiarci i connotati fino all’irreversibile.

Arriva il momento del bisogno di carezze, siano esse austere e scorbutiche in apparenza, oppure leggere, eteree e vellutate. Quel che conta è che avvolgano senza far male e che nel carezzarti durino a lungo passando dalla bocca al cuore.

Ci sono vini rossi di medio corpo e media età che si dispiegano con leggerezza serica, esistono vini bianchi freschi e burrosi come crema spalmabile senza grumi. Fra le due categorie si possono trovare numerosi esempi di colore variabile, tutti accomunati da quella che si potrebbe definire carezzevolezza.

Tale definizione oltrepassa la sensorialità olfatto-gustativa e si assesta nel comparto riservato alla Cenerentola dei sensi: il tatto. La capacità di apprezzare il tessuto, la trama, la scorrevolezza di un vino va di pari passo con l’affinarsi delle nostre scelte. Non potendo avere tutto, dobbiamo cercare il meglio.
Il meglio adesso è la carezza e non il pugno.

Questione di pelle, oramai la mezzanotte è passata, la bottiglia si è vuotata e il bicchiere si è riempito e poi svuotato. Di quante carezze avrò ancora bisogno domani?

* Ho scritto questo post inviando un pensiero nostalgico a Adriano Celentano e a Gino Santercole, chi appartiene alla mia generazione SA quale fosse il valore di quel lato B.

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