
di Raffaella Guidi Federzoni
“Quando il gioco si fa vecchio, i giovani cominciano a giocare” questo pensavo mentre mi aggiravo in una vigna sulle pendici occidentali della collina di Montalcino. Accanto a me tre ragazzi – o meglio tre appena adulti – infervorati nel racconto e nella spiegazione del loro progetto.
La cittadina di Montalcino dal cucuzzolo si distende brevemente sul lato a Est verso la via Francigena e la Val d’Orcia con terrazzamenti più larghi mentre il lato opposto è più scosceso con terrazze strette. Tutti i lati che la circondano sono belli come ci si aspetta dall’idea di Toscana, con pochi poderi sparsi, fin troppo impeccabili fra le vigne e gli olivi accanto a cantine moderne e funzionali.
Questo è il posto dove vivo da decenni e dove ancora riesco a trovare motivi di contentezza.
Il più recente è la visita a un luogo chiamato Scarnacuoia nel quale vengono prodotti olio, miele e adesso anche vino. Per equilibrare il brutale toponimo i tre amici hanno deciso di chiamare l’azienda Settimo Cielo, scelta derivata anche da motivi personali che qui non serve spiegare ma che ben si adatta al senso di beatitudine che ho provato nell’ora di visita e degustazione.
L’estensione della vigna è poco più di mezzo ettaro, l’impianto è ad alberello – come da copione per la viticoltura italiana millenial – il suolo ha una tessitura franco sabbiosa con notevole presenza di pietraforte e circa un venti per cento di argilla, le viti sono state piantate nel 2021 quindi sono appena uscite dall’infanzia; nonostante ciò, il primo vino prodotto nel 2024 e imbottigliato a febbraio del 2026 non ha nemmeno un brufolo, bensì una luminosa bellezza adolescenziale che preannuncia una futura piena maturità.
Prima di cominciare a descriverne gli aspetti organolettici è per me necessario sottolineare come tutto nasca da una fortissima amicizia risalente all’adolescenza di Andrea, Dario e Vincenzo; amicizia radicata nel luogo stesso chiamato Montalcino, sebbene nessuno di loro sia figlio di vignaioli. Il desiderio di rimanere dove si è nati e cresciuti li ha portati a scelte professionali legate alla terra di origine e in seguito a dedicare le ore libere a far funzionare un fazzoletto di terra terrazzato e scosceso, bello quanto ti pare ma difficile e faticoso se vuoi fare sul serio.
E questi tre fanno sul serio.
Nel 2017 hanno fondato l’azienda, cominciando dalla produzione di olio visto che gli olivi erano già presenti anche se bisognosi di una remise en forme. All’olio è seguito il miele, essendo Vincenzo un abilissimo apicoltore per conto terzi. Infine, per un processo inevitabile da queste parti, e anche perché Dario aveva già esperienza di cura delle viti e vinificazione, è arrivato il vino. Andrea in tutto questo è in qualche modo il catalizzatore, la forza propulsiva e tranquilla che completa il triangolo.
Li affianca l’enologa Bianca Verucci. Ci sono poi un altro paio di professionisti nella forma di consigliOri benevoli, però grandissima parte del lavoro, della fatica e delle decisioni è tutta di questo magnifico trio. Davvero è commovente ascoltarli, ognuno con il proprio modo di essere e di raccontare, prima di sedersi per degustare sulla bella terrazza che guarda verso le colline boscose oltre le quali comincia la Maremma e poi si arriva al mare.
Passiamo al vino:
Primo volo IGT Toscana 2024
Uve: sangiovese 100%.
Gradazione Alcolica: 13%.
Bottiglie prodotte 1.000.
Imbottigliato nel febbraio 2026 dopo circa 9/10 mesi di affinamento in tonneaux da 350 lt di rovere francese non nuovi.
Colore: rosso rubino vivace con sfumature purpuree, limpido e pulito.
Naso: delizioso per nitore, sentori di fragola, rosa, menta, erbe selvatiche fra cui predomina l’elicriso, salvia e pepe nero.
Bocca: sorso vellutato e lungo, appena grezzo sulla punta della lingua e ciò a mio parere gli evita il rischio di sembrare lezioso. Nel palato si dimostra ben strutturato senza diventare pesante. Un esempio mirabile di equilibrio, di finezza e di eleganza.
Un esordio già completo nella sua espressione che promette di evolversi nei prossimi mesi e anni in un vino molto identitario del Sangiovese di qui, dalla struttura complessa e dai profumi variegati di frutto, fiori, spezie ed erbe.
Se pensate che esageri, forse avete ragione, ma solo in parte; non ci vorrà molto tempo per confermare il mio giudizio, ne riparliamo fra un paio di anni quando uscirà anche il fratello maggiore Rosso di Montalcino DOC con la vendemmia 2025.
Se pensate che si tratti di una goccia microscopica nel mare del vino prodotto qui, forse avete ragione, ma la microscopicità non significa invisibilità perché quello di cui ho scritto è emblematico di come il presente generazionale non dorme sugli allori di un passato famoso ma si reinventa per un futuro possibile.
Andrea Manduca, Dario Marini, Vincenzo Cesarini – Azienda Settimo cielo, Podere Scarnacuoia 287, 53024 Montalcino.
Il Primo Volo IGT Toscana 2024 sarà in vendita a partire dal 1 ottobre2026. Per informazioni scrivere a settimocielo.montalcino@gmail.com .

Lascia un commento