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Francesco Beghi
Marco Bolasco
Giovanni Bietti
Fabio Cremonesi
Francesco Falcone
Ernesto Gentili
Giampaolo Gravina
Carlo Macchi
Alessandro Masnaghetti
Pierluca Proietti
Giampiero Pulcini
Gae Saccoccio
Marco Veneziani
Quer soriso a labbra strette lo conosco bbene, ormai so’ anni che lo vedo perché so’ anni che ggiro er globbo co’ DuCognomi. Quanno arriva quer suo soriso tocca guardalle l’occhi, se so’ acciaio-polonio spruzzato de calma olimpica, vordi’ che quarcuno ha detto na cazzata e che quer quarcuno è importante pella politica mercantile der vino.
Giancarlo Perrotta, noto nel settore enogstronomico come il notaio, se n’è andato pochi giorni fa.
Per molti anni storico curatore della Guida dei Ristoranti del Gambero Rosso, gourmet raffinato, era un uomo dolce, schivo, di grande gentilezza: una rarità, anzi proprio un unicum nel mondo borioso dei critici gastronomici primadonna.
Tempo fa scrissi in questo luogo alterato di non credere nella felicità come sensazione duratura. Ne sono tutt’ora convinta, invece credo nell’infelicità come sentimento complesso che racchiude anche rabbia, frustrazione, desiderio di cambiamento; un sentimento quindi che può rendersi positivo.
L’ispirato articolo che segue, firmato da Giampaolo Gravina, fa parte di un libro uscito in questi giorni, “Modigliana, Storie di gente, Appennino, vini”.
Questo è il racconto di una scoperta sorprendente e insieme l’ammissione di una sconfitta professionale.
La scoperta, che non è esagerato definire epifania, riguarda un vino di notevole personalità, il Morello Sellari Franceschini, rosso che è stato prodotto per decenni a Scansano, in Maremma.
“Non sa ella, signora Contessa, che Domineddio fece apposta il Lambrusco per annaffiare la carne dell’animale caro ad Antonio Abate? E io, per glorificare Dio e benedire la sua provvidenza, mi fermai a Modena a lungo a meditare la sapienza…” *. Io non sono Contessa e nemmeno poeta, ma credente sì e non solo in Domineddio, anche nel Lambrusco come vino del tutto italiano e del tutto per tutte le stagioni.
revisionismo s. m. [der. di revisione] 3. In storiografia, tendenza a modificare interpretazioni storiche ormai consolidate […]
indica un rischio e un’opportunità delle riflessioni che seguono. Le quali riflessioni trascrivo “a chiarezza di me”, secondo il Goro di Stagio Dati che D’Annunzio cita con ammirazione.
Senza alcuna pretesa di valore universale, ma rimanendo strettamente nei confini personali.