Les Grands Jours de Bourgogne 2012 – prima puntata

di Giancarlo Marino

La manifestazione biennale in Borgogna è un po’ come il Vinitaly. Tutti a lamentarsi dell’organizzazione ma pronti a ritornarci, nonostante tutto. Del resto, è una occasione unica per farsi una idea sufficientemente completa dell’ultima annata in uscita. Non avendo il tempo necessario per partecipare a tutti gli eventi, disseminati un po’ ovunque nell’arco di una settimana, quest’anno ho selezionato alcuni appuntamenti, tra Grands Jours e manifestazioni collaterali, e questo è il resoconto delle mie impressioni sui vini dell’annata 2010.

Rispetto alle prime edizioni cui ho partecipato (questa è per me la sesta) è aumentato vertiginosamente il numero degli italiani che vi partecipano. Quello che non sembra cambiare è la tendenza di alcuni a vivisezionare i vini, alla ricerca del particolare, del dettaglio, piuttosto che a delineare un quadro di insieme dell’annata e valutare l’interpretazione che della stessa ne hanno dato i produttori. Dopo aver palesemente sbagliato più volte nel giudicare i vini in questa fase, ora non dimentico che quasi tutti i 1er cru e i grand cru non sono stati ancora imbottigliati, e che quasi tutti gli altri lo sono stati da poco: è facile, quindi, trovarsi di fronte a vini in fase di assestamento, se non addirittura scombussolati da un mise dell’ultima ora per presentare i vini alla manifestazione. In simili condizioni è preferibile una certa “prudenza” di giudizio, in particolare quando il vino non appare al meglio.

Vosne millésime – Noblesse des Clos Vougeot
Nella meravigliosa cornice dello Chateau de Vougeot

Cathiard. Nello stile “compatto” che caratterizza i vini del simpatico Sylvain, convincente il Vosne Romanée, solo da attendere qualche anno; aperto, delicato e floreale il Vosne Romanée 1er cru En Orveaux; imponente, tellurico, magmatico e di grandissima razza un Vosne Romanée 1er cru Malconsort che deve solo assestarsi; affascinante ed elegantissimo il Romanée St. Vivant. Si tratta di vini che alla proverbiale eleganza e nobiltà dei Vosne Romanée uniscono una struttura imponente che richiede pazienza per distendersi compiutamente.

Chateau de la Tour. Clos Vougeot cuvée classique 2008/2009/2010 di buona fattura come da tradizione, ma senza la profondità della selezione “vecchie vigne”. Il Clos Vougeot v.v. 2010, ancora timido al naso, in bocca dilaga, è struggente per energia e spinta, interminabile; la gioventù, ovviamente, impedisce che il vino possa mostrare a pieno le sue immense potenzialità, al momento nascoste nel suo bozzolo. La sensazione è quella di trovarsi in presenza di una versione eccellente, ma riservata più che altro a figli e nipoti.

Clavelier. Bruno Clavelier è come al solito solare, sorridente e gentile. I vini sono a sua immagine e somiglianza, “concreti”, aperti e aromaticamente già sviluppati, e rivelano una interpretazione dell’annata davvero leggiadra. Dei vini assaggiati, Vosne Romanée La Combe Brulée, Les Hauts de Beaux Monts, Les Hautes Mazières, Vosne Romanée 1er cru Aux Brulées e Les Beaux Monts, quelli che convincono di più sono non inaspettatamente i 1er cru. Del resto, l’annata 2010 tende a rispettare le gerarchie. Manca una maggiore tensione per catalogarli tra i migliori della sessione, ma si tratta di vini senza troppi fronzoli da bere senza controllo e ritegno.

Tremblay. Grande tenerezza nel vedere Cécile Tremblay in dolce attesa. Il Vosne Romanée scalcia leggermente ma un precedente e felice assaggio dalla botte mi convince che si tratta unicamente di una fase; il Vosne Romanée 1er cru Rouges du Dessous è minerale, verticale, ma anche molto elegante, floreale, confesso una mia particolare “affinità elettiva”; il Vosne Romanée 1er cru Beaux Monts è, come da testo, più maschio, ampio e complesso, ma al momento poco leggibile; l’Echezeaux (unico vino dell’intera gamma per il quale è stata mantenuta una percentuale di raspi) è al momento totalmente illeggibile, anche se in bocca il vino mostra energia a tensione che fanno ben sperare in una positiva evoluzione.

Comte Liger-Belair. L’assaggio dei 2010 presentati (Vosne Romanée la Colombiere e Clos du Chateau, Vosne Romanée 1er cru Aux Reignots, Echezeaux) è stata argomento di accesa discussione tra di noi. Al partito dell’entusiasmo più sfrenato si è opposto il mio che, pur riconoscendo la assoluta bontà di tutti i vini, avrebbe preferito maggiore grinta per raggiungere la vetta assoluta. Ad ogni buon conto, i due village sono floreali e di eleganza suprema, da berne senza controllo; Reignots è profondo, teso, minerale, trasparente, spezie e piccoli frutti neri, una bellissima versione; Echezeaux è opulento, floreale di violetta, finemente speziato, tannino levigato. A Beaune (di cui dirò qui di seguito) ho provato anche il NSG 1er cru Les Cras (convincente e con un tocco di terra e animale che ne aumentano la complessità) e uno Vosne Romanée Les Suchots suadente, profondo, lunghissimo. Una bellezza.

Thibault Liger-Belair. Il rovescio della medaglia. Tutti i vini hanno grande energia a discapito forse di una maggiore finezza del tratto. Vosne Romanée Aux Reas, Clos Vougeot e Richebourg sono vini convincenti, imponenti e compatti ad immagine e somiglianza di Thibault. Richebourg, in particolare, mi è sembrato uno dei migliori vini della sessione.

Mugneret-Gibourg. Non posso che ripetermi, Marie-Andrée e Marie-Cristine Mugneret non sbagliano una annata e rappresentano una delle maggiori certezze di Vosne Romanée. Elegante, equilibrato e aromaticamente espresso il Vosne Romanée; minerale e complesso l’Echezeaux; monumentale il Clos Vougeot, come sempre il vino della casa più lento a esprimersi. Mi piacerebbe vedere nelle loro mani una parcella di Romanée St. Vivant.

Michel Noellat. Dei vini presentati ho provato il solo Vosne Romanée 1er cru Les Suchots, ovvero il più gentile del gruppo, per vedere se il produttore aveva perso la consueta rusticità. Nulla di nuovo sotto il sole. Non si può dire che i vini siano deludenti, ma chi è in cerca della aristocratica finezza dei migliori Vosne forse deve guardare altrove. Peccato perché il materiale a disposizione, anche in termini di denominazioni, è di ottima qualità e la tradizione non difetta. Un piccolo sforzo?

Tardy. Il Vosne Romanée Vigneux e l’Echezeaux non mi lasciano cattive sensazioni, ma in questa fase si mostrano particolarmente austeri e leggermente segnati (in particolare l’Echezeaux) dal legno. Da risentire con calma.

Sirigue. Per me una novità assoluta, non avevo mai provato nulla di questo produttore. Non avendo riferimenti, non saprei immaginare cosa aspettarmi da questi vini (Vosne Romanée, il Vosne Romanée 1er cru Petit Monts e il Grands Echezeaux) quando usciranno da una fase non felicissima, immagino per estrema gioventù. L’impressione non è cattiva, ma al momento nessuno slancio di amorosi sensi.

Faiveley. Mi sono avvicinato al Clos de Vougeot e all’Echezeaux con grande curiosità. In passato le mie esperienze con Faiveley non erano state felicissime, in particolare per la “durezza” dei suoi vini. Avendo letto di consistenti cambiamenti di stile volevo capire se e in che misura era cambiato qualcosa. Effettivamente lo stile si è “alleggerito”, non c’è solo potenza ma anche eleganza, soprattutto tannini più fini di quelli che ricordavo. Da riprovare certamente nel tempo, anche perché questa fase non è probabilmente la migliore per valutare esattamente.

Drouhin. Tra le tante Maison è certamente quella che, nel tempo, mi ha dato le maggiori soddisfazioni. Mi piace la gentilezza del tratto e l’eleganza “antica” della Borgogna. Riuscite versione di Grands Echezeaux e Clos Vougeot, ma il mio cuore va al Vosne Romanée 1er cru Les Petits Monts, struggente e di grande personalità.

Gros F&S. Vosne Romanée, Clos Vougeot e Grands Echezeaux sono, come al solito, opulenti e segnati, se non completamente mascherati, dal legno nuovo molto tostato. Non riesco davvero a condividere la passione di molti per questo produttore e sarei curioso di fare capolino in cantina senza essere visto. Peccato perché ho ottimi ricordi di vecchi Richebourg e Clos Vougeot “Musigni”. Non rimane che sperare il tempo cancelli almeno una parte dell’eccesso di trucco che ne sfigura non poco i lineamenti.

Hudelot-Noellat. E’ un produttore che ho seguito costantemente nel tempo, tra alti e bassi, tra un enologo e l’altro (io rimango affezionato al lavoro del giovane Pierre Nawrocki, da tempo emigrato verso altri lidi). La batteria dei 2010 presentati (Vosne Romanée 1er cru Les Suchots, Clos Vougeot, Romanée St. Vivant e Richebourg) è stata una delle più convincenti dell’intero lotto. Mi hanno convinto tutti i vini, un mix di potenza ben controllata, finezza e profondità. Poco da aggiungere e molto da comprare, secondo preferenze e capacità di spesa, anche approfittando del punto vendita in azienda (uno dei casi sempre più rari in tutta la Borgogna che conta).

Anne Gros. L’altra faccia della medaglia di Gros F&S. I vini sono severi, austeri, per nulla disposti a facili piaceri, in stile “romanico”, essenziale purezza stilistica. Ho provato Vosne Romanée Les Barreaux, Echezeaux, Clos Vougeot e Richebourg, in grande crescendo di complessità e profondità. Su qualche vino annoto un tocco di legno nuovo di troppo, che tende a velare un quadro aromatico altrimenti cristallino. Vini puri, seri, concreti ma non per questo meno eleganti.

Confuron-Cotetidot. Sarà la scarsa simpatia per Yves Confuron (che peraltro non fa assolutamente nulla per convincerti del contrario), sarà per le ferite sanguinanti sulle gengive, ma non riesco proprio ad appassionarmi. “Duri come macigni”, leggo sui miei appunti e non devo fare uno sforzo di memoria per ricordare che avevo scritto la stessa anche in passato. Nonostante tutto riconosco che si tratta di vini pensati e voluti per sfidare il tempo, ma alla mia età che li compro a fare? Sotto il cumulo di granito si immagina una materia di grande qualità, frutto di un lavoro meticoloso in vigna, motivo per cui consiglierò questi vini ai giovani e agli ottimisti. Ho provato Vosne Romanée, Vosne Romanée 1er cru Les Suchots, Echezeaux.

Confuron-Gindre. Fino ad oggi conoscevo questo nome solo per averlo letto sul minuscolo campanello del portoncino di Rue de la Tache 2, durante le mie numerose passeggiate intorno alle vigne. Vosne Romanée, Vosne Romanée Les Chaumes e Les Beaumonts (qui preferito al più tradizionale Beaux Monts, strani sono strani les bourghignons) ed Echezeaux sono vini in miniatura, acquarelli fine ‘800, come il portoncino di casa. Manca sicuramente qualcosa in termini di struttura, ma sono ben fatti e una delizia da bere. Una Borgogna spensierata da bere su un prato in primavera parlando in libertà.

Bouchard P&F. L’assaggio di Vosne Romanée, Vosne Romanée 1er cru Beaux Monts e Les Suchots, Clos Vougeot e Echezeaux, conferma le buone impressioni e il giudizio complessivo che ho dato per i vini presentati a Marsannay. Avrei gradito un piccolo “guizzo” in più, ma la gamma non mostra la minima defaillance.

Grivot. Confesso di non essere mai riuscito ad entrare in perfetta sintonia con questo produttore (anche se alcuni versioni di Richebourg mi avevano fatto sperare, in passato, nel miracolo). Leggendo da sempre giudizi entusiastici sulla stampa specializzata, mi ero rassegnato all’idea che si trattasse di un problema mio e me ne ero fatta una ragione. I 2010 presentati questa volta (Vosne Romanée Bossières, Vosne Romanée 1er cru Les Beaux Monts e Clos Vougeot) mi sono piaciuti molto di più del solito. Non so se si tratta di una vera e propria conversione da parte mia (l’entusiasmo è altra cosa) o se a questi vini hanno giovato le caratteristiche dell’annata (il cielo terso, pulito e scintillante di una tiepida giornata di primavera), o se è cambiato qualcosa al Domaine, fatto sta che c’è sempre una prima volta e la cosa mi fa davvero piacere.

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4 commenti to “Les Grands Jours de Bourgogne 2012 – prima puntata”

  1. “Quello che non sembra cambiare è la tendenza di alcuni a vivisezionare i vini, alla ricerca del particolare, del dettaglio, piuttosto che a delineare un quadro di insieme dell’annata e valutare l’interpretazione che della stessa ne hanno dato i produttori. Dopo aver palesemente sbagliato più volte nel giudicare i vini in questa fase, ora non dimentico …., e che quasi tutti gli altri lo sono stati (imbottigliati) da poco: è facile, quindi, trovarsi di fronte a vini in fase di assestamento, se non addirittura scombussolati da un mise dell’ultima ora per presentare i vini alla manifestazione. In simili condizioni è preferibile una certa “prudenza” di giudizio, in particolare quando il vino non appare al meglio.”

    Osanna, Osanna nell’alto dei cieli!
    Avv. Marino, quanto scritto sopra come prologo di questo bellissimo, chiarissimo e godurriosissimo post, dovrebbe essere stampato in fronte a chi si reca alle varie anteprime sparse per l’italico stivale, sicuro di trovare granitiche conferme su come sono i vini dell’ultima annata appena in commercio e come saranno per saecula saeculorum.

  2. Mi dicono che tra alterati i complimenti siano spesso rubricati come leziosità fuori luogo, perciò passo direttamente alle obiezioni, segnalando un dissenso e un’integrazione.
    Il dissenso, che vorrei accompagnare da ampi gesti per sottolineare tutto il mio coinvolgimento, riguarda Yves Confuron, che io reputo per contro vigneron tra i più talentuosi in circolazione: devo ancora capire se amo di più i suoi Pommard targati De Courcel oppure i Vosne, i Nuits e i Gevrey del domaine di famiglia.
    In ogni caso, i miei assaggi dell’annata 2010, distribuiti in tre diverse tornate tra fine Novembre e metà Marzo, raccontano un’altra storia: vini splendidi, già da ora nitidamente espressivi, saporiti e succosi come pochi, difficili da sputare. Non essendo più né giovane, né ottimista, propongo a Giancarlo di estendere il suo consiglio anche ad altre categorie di appassionati, per esempio a tutti quelli che hanno almeno una vocale nel nome, o a tutti quelli che hanno almeno una finestra in casa … Conserverei invece una certa cautela nel consigliare Confuron ai ragni e ai visigoti.
    L’integrazione chiama in causa un altro Ivo, Jean-Yves Bizot, noto finora quasi più per essere il marito di Claire Naudin che non per i vini del proprio domaine. Se dovessi portarmi a casa una boccia, una sola, di tutto quel ben di dio disponibile allo Chateau de Vougeot nella giornata di martedì 20, sarebbe proprio il suo Vosne-Romanée Village 2010: vino di purissima florealità e insieme di grintosissima selvatichezza, di quelli che tendono a impossessarsi del palato con la nonchalance dei fuoriclasse.
    In questo caso, l’invito a farne provviste va esteso senza remore, perfino ai ragni e ai visigoti.

  3. Giampaolo, grazie dell’intervento che (come dicevo telefonicamente a Fabio questa mattina), spero non rimanga isolato.
    Su Confuron. Se leggi bene tra le righe, la mia in fondo è una invocazione in favore di vini meno duri (almeno al mio palato); che Yves Confuron sia un grande vigneron credo si capisca anche dalle mie righe, nonstante la poca simpatia (a dirla tutta, forse più delle mie gengive che mia personale).
    Su Jean-Yves Bizot. E’ uno di quelli che questa volta non ho assaggiato, quindi tendo a fidarmi ciecamente di te. Mi ritrovo nella tua descrizione, è il suo stile da sempre. A merito del produttore, aggiungerei che i suoi vini raramente arrivano a 13° e, per me, è un punto a favore non da poco. Punto a sfavore, fammene indicare uno!, i prezzi, per me fuori scala.

    p.s. in una delle prossime occasioni porterò alla cieca una bottiglia di Confuron-Cotetidot (ne ho, in cantina!) per vedere di nascosto l’effetto che fa…..

  4. Non so se posso rispondere. Guardandomi allo specchio, ho notato del ragno in me, ma pure una insopprimibile testa a visigoto. Ci rifletto su un pochino e dirimo la questione.

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