L’ambivalenza bottiglio/bottiglia in Lacan

di Fabio Rizzari

Secondo lo psicoanalista Vittorino Lacan, detto Rino*, il vino imbottigliato è suscitatore di forti pulsioni inconsce. Il vino imbottigliato, non il vino in generale. Il flacone che contiene vino, infatti, “attiva un complesso meccanismo di analogie profonde”.

“Ospitando un liquido dal potente valore simbolico, il flacone” – afferma Lacan – “stimola due aree architravali del subconscio: quella del rapporto con la figura materna, e femminile in generale, e quello con la figura paterna e maschile in generale”.

“Il flacone in verticale è un evidente simbolo fallico, mentre disteso in orizzontale fa lampeggiare un chiaro rimando al seno materno”. Per questo Lacan propone la distinzione bottiglio/bottiglia (“le bouteil/la bouteille”). Le numerose evidenze fotografiche che riproducono sfilate di bottiglie stappate e allineate, reperibili con facilità nei cosiddetti social come Instragram e Facebook, costituiscono un’evidente esibizione fallica. Questa ruota di pavone raggiunge lo zenith nel caso di etichette prestigiose, a significare, nelle parole di Lacan: “je suis moi, et vous vous n’êtes une bite” (“io sono io, e voi non siete un membro maschile”).

La contemporanea e inestricabile relazione simbolica con il seno che nutre, nella mescita del vino, introduce un potente elemento di attrazione affettiva pre-verbale e pre-razionale.

“Questa complessa congerie di fattori psicoattivi crea una miscela potenzialmente esplosiva quando due o più appassionati di vino arrivano a confrontarsi sui propri gusti e disgusti. L’opinione dell’altro – ed eminentemente le eventuali critiche dell’altro sui propri vini del cuore – vengono molto di rado gestiti su un piano razionale. È molto più frequente il caso di scontri viscerali e violenti, negli spazi virtuali di internet o peggio di persona. Per molti, infatti, sollevare delle perplessità sui vini che amano, o peggio stroncarli, equivale nel profondo ad offendere, sminuire, aggredire le proprie figure genitoriali.”

“Tu la mi’ mamma la devi lascia’ sta’”, è il sottotesto di molte polemiche tra enofili.

* L’italofrancese Vittorino Lacanni, poi Rino Lacan (L’Aquila, 19 giugno 1943 – Parigi, 6 agosto 2016) è stato uno dei più eminenti psicoanalisti di formazione junghiana. Abruzzese di nascita, formatosi alla scuola di Sergio Muscetta, si trasferì in Francia nei primi anni Settanta, divenendo un punto di riferimento per chi cercava punti di riferimento nel campo degli studi sugli effetti psicoattivi delle bevande alcoliche. Dal 1999 cittadino francese, è stato insignito della Legion d’Onore nel maggio del 2016, pochi mesi prima di morire per una rara malattia tropicale contratta in Guatemala.

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