L’alto e il basso

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di Fabio Rizzari

[…] è intrigante accorgersi che in molte cose che definiamo di altissima qualità e di grande purezza, esista un lato d’ombra, un elemento irrisolto, una sfumatura del loro contrario: una traccia di impurità, di bruttezza, addirittura di sporcizia. E se non proprio un elemento che si “deposita” nella materia finale, almeno un passaggio, una fase della lavorazione, un contatto.

Provo a spiegarmi con qualche esempio sparso e caotico. Gaetano Forni, uno dei più noti e autorevoli storici dell’agricoltura italiani, ricorda nel magnifico volume “La Vite e l’uomo” come secondo una teoria molto accreditata la domesticazione della vite origini nelle discariche di rifiuti umani (il cosiddetto dump heap model, ovvero modello teorico degli immondezzai): prima dei campi coltivati, molti semi utili, compresi quelli della vite, hanno germinato nelle aree preistoriche di accumulo della spazzatura.

Oppure. In una ricetta per preparare il legno per la pittura Leonardo scrive “…dalli di sopra vernice liquida e biacca co’ la stecca; po’ lava con orina quando è asciutta”. La tavola che è base di dipinti di straordinaria finezza e perfezione ha subìto prima un trattamento sorprendente…

O anche. Nell’essenza considerata più pregiata e più quintessenziale in profumeria, quella di gelsomino, esiste – in misura infinitesimale, ma misurabile – qualche nota di scatolo, che è uno dei primi testimoni olfattivi degli escrementi. Insomma, il profumo più sottile e puro, contiene in filigrana il suo opposto.

Questi esempi frammentari non esprimono alcuna realtà facilmente palpabile, alcuna evidenza pratica immediata. Ma tornano in mente quando si esaltano nei vini le doti di un’assoluta, notarile “pulizia tecnica”. O, all’opposto, quando si cade nell’esaltazione disordinata dei vini “estremi”, che talvolta più difetti hanno, meglio è.

La verità, come spesso accade, esclude questi due estremi. Ma non esclude che un vino di alta qualità contenga un frammento, un velo, un piccolo dettaglio che non convince. E che in fondo non deve convincere.

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4 commenti to “L’alto e il basso”

  1. Cogli nel segno. Aperto lunedì sera il Vigna Rionda 2006 di Roagna.
    Vino di allungo monumentale eppur sciolto che purtroppo ha conservato fino alla fine una sottile velatura che a mio giudizio gli ha tolto un po’ di bellezza. Lo riprenderei? Si, assolutamente. Per la storia che porta con sé e per un passo serrato e puro. Però senza velatura sarebbe stato più buono. E Luca può solo fare meglio. Tempo 5-10 anni e sarà un punto di riferimento assoluto anche per il Barolo (nonostante già ora ne produca più che di Barbaresco).
    Che poi possa piacere l’imperfezione è un altro discorso. Che il dettaglio non preciso sposti l’attenzione sulla magnificenza del resto (vedi: Naomi Campbell, seno piccolo) è cosa nota ma io lo scatolo nel gelsomino non l’ho mai sentito.

  2. Concordo da tempo. Un vino è perfetto se contiene “un graffio”, un lieve disturbo meglio se indecifrabile al primo assaggio. Lo immagino come un pizzicotto che ti fa voltare ma rimanere incredulo in quanto non vedi alcuno.

  3. wikipedia source:
    “L’origine dell’espressione “strabismo di Venere” deriva da quel piccolo e unico difetto che rese celebre Venere – dea della bellezza, dell’amore e della fertilità – come nel dipinto La Nascita di Venere di Botticelli (1483-1486 circa). Lo strabismo di Venere non fa parte della classica terminologia clinica, ma è un termine di uso popolare per descrivere una leggera forma di strabismo divergente, non prettamente femminile ma anche maschile. Alcune popolazioni aborigene considerano le persone affette da strabismo come toccate dagli dei.”

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