Racconto di natale – terza parte

dipinto di Armand Cassagne

di Raffaella Guidi Federzoni

(Riassunto delle puntate precedenti: la sera della Vigilia di Natale la bambina Oignon ascolta di nascosto il racconto che il Nonno narra a quattro giovani ascoltatori, riuniti nella sua biblioteca. Partendo da un quadretto e da un liquido misterioso il vecchio gentiluomo descrive la crisi giovanile di un ragazzo in un’Italia appena uscita dalla Prima Guerra Mondiale).

“Ovviamente il nostro eroe finì a Parigi.” continuò il Nonno con un leggero cenno di approvazione verso il Poeta Jean Paul “Per arrivarci attraversò una Francia ancora devastata. Passò prima dalla Provenza, era estate e la forza della luce di quella zona gli riempì gli occhi e rinvigorì lo spirito. Continuò attraversando la Borgogna, una regione antica le cui cantine si stavano adoperando per tornare alla normalità. Dopo i colori assoluti della costa, le sfumature dei tetti della regione accrebbero in lui la voglia di dipingere. Una volta a Parigi però, non riuscì a far nulla. Quella città lo sconvolse per la quantità di stimoli e per le novità che gli venivano offerte ad ogni angolo di strada. Cresciuto in provincia si sentì sperso ed inadeguato in mezzo alla folla. Si rifugiò nei musei e nelle gallerie per trovare pace al suo turbamento. Cercava, nella visione delle opere altrui, una risposta. Non ho dubbi che qualche sera frequentò alcune delle donnine compiacenti di Pigalle, ben felici di instradare un giovanotto così prestante sui sentieri sicuri del piacere fisico. Incontrò altri giovani pieni di voglia di crescere nutrendosi di cultura.”

“Nonno” lo interruppe Fabius “Anche tu sei stato a Parigi, vero?”
“Sì, certo, ma la mia Parigi è stata quella degli inizi del secolo scorso, niente a che vedere con la città dopo la Grande Guerra. Io ho vissuto la fine di un’era, quel ragazzo invece si trovò nell’atmosfera elettrizzante di un mondo che stava nascendo e che voleva dimenticare il passato”.
Il vecchio si accomodò meglio sulla poltrona, ignorando un leggero rumore che proveniva dal divano all’angolo più in fondo e continuò “Dopo qualche settimana parigina, il ragazzo decise che era tempo di lasciare quella città. Tutto ciò che aveva visto e sperimentato avevo solo accresciuto i suoi dubbi. Seguendo il proprio istinto si recò poco lontano ed esattamente nella regione di Fontainebleau.”
“L’Ecole de Barbizon*! Lo sospettavo Grand Père.”
saltò su Herman, piuttosto compiaciuto.
“Proprio così Herman” gli sorrise il Nonno “Il giovane era attratto da quel tipo di pittura semplice e bucolica, un balsamo per la sua anima turbata dopo l’indigestione di pittura moderna e sovversiva che aveva fatto a Parigi.”

Ora i quattro ascoltatori erano di nuovo pienamente interessati, nonostante il torpore sopravvenuto a causa dell’abbondante e prolungata libagione. Oignon cercò una posizione più comoda, appoggiandosi alla boiserie di ciliegio che copriva tutta la parete.
“Così l’eroe di questa storia si trovò in pieno mezzogiorno di fronte ad una chiesa, in un villaggio poco lontano da Barbizon. Quello che voi avete visto nel quadro, lui l’aveva davanti nella realtà. Una chiesetta su cui svettava un campanile dal tetto rossiccio, con intorno delle costruzioni più basse circondate da alberi ad alto fusto. Il cielo non aveva l’azzurro deciso e smagliante del Mediterraneo, piuttosto un celeste polveroso attraversato da nuvole leggere. Nell’insieme, uno spettacolo tranquillizzante e sicuro, senza tensione.”

“Insomma, ‘sto ragazzo non era all’altezza…” borbottò lo zio Jean Charles quasi tra sé.
“Eh già,” disse il Nonno “Dopo qualche ora passata in silenzio a rimuginare, seduto sul prato sotto una quercia, il giovane compì la sua scelta. Voi vi stupirete, ma allora a diciotto anni si era considerati adulti, niente a che vedere con la lunga adolescenza che caratterizza la generazione odierna. Si era seduto ragazzo e si alzò uomo. Prima di lasciare la cittadina dove aveva preso breve dimora, comprò il quadretto che avete visto appeso e che sarebbe finito in questa stanza molti anni dopo.”
“Mi sa che finisce prima questo che la tua storia” sogghignò Fabius indicando la caraffa ormai quasi vuota.

[continua]

* Fra gli esponenti meno noti di questo movimento pittorico, ma comunque rappresentativi, mi permetto di segnalare anche Armand Cassagne, particolarmente dotato per la pittura di alberi e foglie. Il dipinto che illustra questo post è suo.

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4 commenti to “Racconto di natale – terza parte”

  1. Armand Cassagne… ma dimmi tu… :)

    • Grazie alla nostra Mata Hari finalmente si é svelata la quinta colona gallica che si nascondeva nei corridoi dell’AIS, confessa turpe Armand o ti affogheremo in una botte di lambrusco!

  2. E quante puntate ancora? Così le incollo su word, visto che mi piace leggere tutto d’un fiato.

  3. Visto che sembra la notte giusta, potrei fare gli auguri alla nostra befana o s’incazza, secondo voi?

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