Breve ma intenso stato di alterazione

“Passeggiavo a un’ora tarda in quel viale alberato quando
mi cadde davanti ai piedi una castagna. Il rumore che fece spaccandosi, l’eco che tale rumore suscitò in me, e un trasalimento sproporzionato rispetto a quell’incidente infimo, mi immersero nel miracolo, nell’ebrezza del definitivo,
come se non ci fossero più interrogativi ma solo risposte.
Ero stordito da mille evidenze inattese, di cui non sapevo
che fare…
Così per poco non attinsi il supremo.
Ma giudicai preferibile continuare la passeggiata.”
Emil Cioran
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2 commenti to “Breve ma intenso stato di alterazione”

  1. Meravigliose parole novembrine. Il finale è pienamente condivisibile. Troppa suprema immensità stanca.

  2. Bisogna avere passato i trenta per leggere decentemente Cioran.

    Avendolo assaltato furiosamente quando ancora non ne avevo venti, posso dirlo con granitica sicurezza. Fu come bere un Barolo anni venti a un anno dalla vendemmia. O ancora meglio, un Taurasi di quegli anni – uno a caso, chessò: un ’28. “E che ne sai di come potevano essere quei vini da giovani”, potrebbe ragionevolmente obiettare un pedante. “E te lo spiego io come ti sanno raccontare la loro storia, i vini antichi”, deve rispondere l’alterato.

    Dopo passai a Nietzsche. Una passeggiata.

    A trent’anni, quando Cioran divenne finalmente maturo per essere letto con godimento, cominciai invece ad assaggiare il vino. Dovetti perciò smettere temporaneamente -ma piuttosto lungamente in realtà- di leggere. Già sapevo che non è dalla dimensione del foro d’ingresso che si possa valutare il danno che fa un proiettile, quando ti entra nelle carni. Ma non sapevo tutto. Scoprii stupefatto che anche la terna occhi/narici/bocca poteva essere altrettanto capace di dissimulare le sproporzioni dell’eco interiore.

    Oggi che ne ho quaranta, vengo a sapere che può bastare anche il rumore di una castagna che cade. Me l’avesse detto prima…

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