Tigri e Leopardi

tigrone

di Rizzo Fabiari

Ieri pomeriggio esperienza visiva estrema e definitiva con il film Vita di Pi. Considero da molti anni Ang Lee uno dei due o tre più monumentali registi del globo terracqueo. Per rimanere nell’orticello dei temi enogastronomici, consiglio a chi non l’avesse ancora fatto di vedere il suo Mangiare Bere Uomo Donna, un capolavoro di delicatezza e misura espressiva.

Certo, l’aspetto misticheggiante non è tenuto del tutto sotto controllo e risulta un po’ superimposto, ma l’impatto propriamente cinematografico (ricordo a gente come quella citata più sotto che vuol dire all’incirca “immagini in movimento”) è unico.

Bene. Oggi vado nel valido sito mymovies e leggendo la rassegna critica del film mi imbatto nel più perfetto esempio di ribaltamento della realtà che mi sia stato dato di sopportare negli ultimi tre decenni. Una tipa, tale Giulia d’Agnolo Vallan, si impegna a dimostrare ne Il Manifesto che l’opera non abbia “fantasia né tormento”, che sia “più irritante del solito” e altre amenità del genere.

Ogni tanto càpita di dover constatare, nella rassegnazione generale, analoghe contorsioni in altri ambiti dell’esperienza umana. Sostengo però che qui si travalichi il naturale, legittimo e democratico limite di un’opinione diversa dalla propria. Quando si rovescia la verità come un calzino si aggiunge un elemento estraneo al confronto tra idee. In senso oggettivo e dimostrabile. Conscio che si tratta di un paragone iperbolico, è come sostenere che la Cappella Sistina contenga una singola figura e per di più monocromatica.

In casi simili il mio grado di alterazione, di base notevole, raggiunge valori elevatissimi. Mi contengo, ma insisto con la citazione leopardiana più opportuna, già proposta altrove in queste ore:
“non so se il riso o la pietà prevale”.

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3 commenti to “Tigri e Leopardi”

  1. E’ la direttrice del Torino Film Festival; altresì leggo che è il corrispondente da New York del mensile CIAK, che ha tenuto una rubrica settimanale di cinema sul settimanale AMICA, e di cinema ha scritto su CARNET, MARIE CLAIRE e L’UOMO VOGUE.
    Voci ben informate – taccio le fonti – parlano di contatti per nuove rubriche di critica cinematografica con l’editore di TOPOLINO, quello di NIGRIZIA e con PETER VAN WOOD. Ad maiora.

  2. Decisamente la Signora d’Agnolo avrebbe bisogno di un po’ più di alterazione, fantastica e tormentata al tempo stesso.
    . Ho letto “Life of Pi” anni fa, un libro splendido, in cui Martell scrive di cose “alte” in modo talmente intrigante che si rischia di leggerlo troppo in fretta. Il film non l’ho ancora visto pur essendo anche io un’amante dell’opera di Ang Lee. Non credo che sia stato facile traghettare la complessità dello scritto sullo schermo. Ma il regista è quello giusto, perchè ha una sensibilità che non si sovrappone all’opera, ma la amplifica.
    Ho letto anche il pezzo sul Manifesto (Rizzo, mi hai costretto, non è un giornale nelle mie corde). Beh, mi sembra un perfetto esempio di superficialità e presunzione.
    L’autrice avrebbe scritto le stesse cose anche senza vedere il film, chiamasi “pregiudizio”. Lo stesso atteggiamento si riscontra anche nel mondo enoico, come sappiamo molto bene.

    Chissenefrega, sopravviveremo anche a questo. Rizzo, hai bisogno di un buon bicchiere di quelli giusti.

  3. Caro Rizzo, ci si crede più interessanti a parlar male dei grandi che a tesserne le laudi, la Signora cercava di essere originale, come tutti gli snob, e alla fine e’ risultata patetica. T’abbraccio , Licinia

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