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Francesco Beghi
Marco Bolasco
Giovanni Bietti
Fabio Cremonesi
Francesco Falcone
Ernesto Gentili
Giampaolo Gravina
Carlo Macchi
Alessandro Masnaghetti
Pierluca Proietti
Giampiero Pulcini
Gae Saccoccio
Marco Veneziani
With diamonds e altri oggetti fuori luogo. Se è fondata l’ipotesi che la nota e ormai vecchissima composizione dei Beatles fosse una sorta di inno all’acido lisergico e ai suoi effetti, alcuni giornalisti di Sky TG24 ne forniscono un’interpretazione adeguata. Sono più alterati di noi.
I titoletti del cosiddetto fascione – la fascia rossa che evidenzia le notizie importanti – sono spesso un capolavoro di nonsense e di umorismo involontario. Di seguito due o tre esempi: foto sfocate ma più o meno leggibili. Se la percentuale di sfondoni rimarrà alta come oggi, non escludo che possa diventare una rubrica fissa.
Joyaux en Cote de Nuits.
In un anonimo capannone nella zona industriale di Marsannay sono stati presentati i vini di Gevrey Chambertin, Fixin e Marsannay.
Sylvain Pataille. Ero curioso di conoscere uno degli enfant prodige della Borgogna (dall’annata 2010, a quanto ho saputo, consulente anche dello Chateau de la Tour). Sei Marsannay tra bianchi e rossi che non mi hanno esaltato particolarmente. I vini non presentano difetti e si bevono con piacere, ma la mano del produttore si avverte chiaramente e al momento “marca” i vini a discapito della purezza. Mi è sembrata tuttavia notevole la cuvée “Ancestrale”, da vigne molto vecchie.
Fossimo presi per incantamento e trasportati in una terra dove ci si prendesse, tutti, meno sul serio. Alcuni alterati, beati loro, sono fuori della riserva indiana delle guide, una ridotta sempre più spernacchiata dalle genti. Altri purtroppo no. Noi alterati guidaroli, per la natura stessa dell’incarico, siamo tenuti a una rigorosa equidistanza critica dai tutti i produttori e dai diversi attori del mondo del vino, quindi a una serietà militaresca. Per questo ovvio motivo ogni tanto siamo costretti, a causa del ruolo chiamiamolo enfaticamente istituzionale, a frenare legittimi impulsi polemici; a morderci la lingua, a sobbollire nel giramento di scatole in silenzio, come una pentola di fagioli sul fuoco. Polemizzando con il produttore x, o con l’enologo y, la nostra posizione verrebbe infatti facilmente strumentalizzata.
Ciò non toglie che – in rare circostanze e di sicuro qui nello spazio virtuale alterato – ce ne si possa fregare delle suddette considerazioni. Circostanze divertenti e irritanti come quella che descrivo oggi.
Da Chambolle a Morey
In un capannone tristanzuolo a Gilly lès Citeaux (che nostalgia per l’edizione di qualche anno fa a Clos de Tart!).
Amiot-Servelle. I suoi vini sono spesso oscurati dalla ingombrante presenza a Chambolle Musigny di alcuni dei più grandi produttori di tutta la Cote d’Or. Morey St. Denis e Chambolle Musigny, 1er cru di Chambolle Musigny dai cru Les Plantes, Les Charmes e Les Amoureuses. Discreta batteria ma, ancora una volta, nulla di davvero esaltante. Mi sarebbe piaciuto confrontare il suo Les Amoureuses con quelli degli altri, ma era l’unico in sala; ovviamente svettava sugli altri suoi vini ma da una vigna così prestigiosa mi aspetto sempre il massimo.
La manifestazione biennale in Borgogna è un po’ come il Vinitaly. Tutti a lamentarsi dell’organizzazione ma pronti a ritornarci, nonostante tutto. Del resto, è una occasione unica per farsi una idea sufficientemente completa dell’ultima annata in uscita. Non avendo il tempo necessario per partecipare a tutti gli eventi, disseminati un po’ ovunque nell’arco di una settimana, quest’anno ho selezionato alcuni appuntamenti, tra Grands Jours e manifestazioni collaterali, e questo è il resoconto delle mie impressioni sui vini dell’annata 2010.
Rispetto alle prime edizioni cui ho partecipato (questa è per me la sesta) è aumentato vertiginosamente il numero degli italiani che vi partecipano. Quello che non sembra cambiare è la tendenza di alcuni a vivisezionare i vini, alla ricerca del particolare, del dettaglio, piuttosto che a delineare un quadro di insieme dell’annata e valutare l’interpretazione che della stessa ne hanno dato i produttori. Dopo aver palesemente sbagliato più volte nel giudicare i vini in questa fase, ora non dimentico che quasi tutti i 1er cru e i grand cru non sono stati ancora imbottigliati, e che quasi tutti gli altri lo sono stati da poco: è facile, quindi, trovarsi di fronte a vini in fase di assestamento, se non addirittura scombussolati da un mise dell’ultima ora per presentare i vini alla manifestazione. In simili condizioni è preferibile una certa “prudenza” di giudizio, in particolare quando il vino non appare al meglio.