Quadrilogia della vendemmia, quarta parte

di Raffaella Guidi Federzoni

2003: la lunga estate calda

Nessuna vendemmia è perfetta, qualcuna ancora meno di altre.
Il vignaiolo lo sa, e più di lui lo sa la vigna. Questa, se piantata su terreni giusti, nel modo giusto, con l’età giusta, riesce a far fronte alle difficoltà e anche all’impossibile. Un esempio da manuale è la vendemmia del 2003.

Quell’anno l’estate arrivò in anticipo. Fin da maggio un caldo insolito cominciò a martellare gli esseri umani e la terra. La calura sarebbe rimasta fino ad agosto inoltrato. Tutti aspettavano l’acqua.
L’aspettavano le viti che si erano date da fare per progredire nella maturazione frenando una corsa che si stava trasformando da maratona ai cento metri, con tanto di ostacoli.
L’aspettavano tanti residenti nell’area mediterranea sprovvisti di condizionatori. Le persone boccheggiavano e le notizie erano agghiaccianti – mi si passi l’ironia -: anziani trovati morti in casa per colpa del caldo. Mi fece impressione leggere che in Francia numerose salme non erano nemmeno state reclamate da qualche parente.

Tornando alle vigne, ai primi di agosto sembrava impossibile poter portare a casa uve che non fossero cotte dal sole, squilibrate nel loro contenuto. Il vino sarebbe nato morto.
Invece le viti, almeno in gran parte, reagirono chiudendosi in se stesse. Smisero di crescere e di disperdere energie. Per così dire, si misero in standby. Quando, finalmente, la temperatura si abbassò e le notti tornarono ad essere fresche, le piante ripresero la loro evoluzione. Il vignaiolo ci mise del suo, facendo in modo di cogliere per tempo e di portare in cantina grappoli non surriscaldati, sani e non appassiti.
Non si tratta di una favola, ma di un’esperienza che ha insegnato come si può fronteggiare quella che ormai da eccezione sta diventando regola.

Il 2003 per me è stato un anno miracoloso e non solo per il vino. A fine vendemmia riaccompagnai a scuola mio figlio maggiore, allora appena adolescente. In testa portava una bandana, per coprire la calvizie causata dalla chemioterapia. Il suo corpo gracile aveva fronteggiato la crudeltà di una malattia che sembrava non concedesse scampo. Non arrivava a quaranta chili eppure era riuscito a trovare l’energia e le risorse per non soccombere al male ed anche all’urto di cure massicce e devastanti. Come le viti aveva a ripreso il suo cammino evolutivo.

Oggi bevo quel vino, quella vendemmia. È ancora giovane, non presenta segni di cedimento. Ha la forza dell’impossibile ed un futuro lungo, lunghissimo davanti.

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6 commenti to “Quadrilogia della vendemmia, quarta parte”

  1. Bello.
    Profondo.
    Viscerale.

    Un inno alla speranza. Un inno alla vita.

    Grazie.

  2. accidenti, mi costerai un tot in fazzoletti…

  3. Questo racconto, ci spiega il perchè ogni volta che si apre una boccia (sia che sia da 1000 euri che da 6) si deve brindare alla salute.

    Mi permetto di segnalare al responsabile della campagna acquisti degli Alterati, che il buon Solaroli come elemento non lo vedrei male per niente…

    :-)

  4. come sempre scritto col cuore. ti voglio bene! :)

  5. Esimio Dr. Sucklin Gabriel, non potrò mai fare parte di questa accademia per almeno due ottime ragioni: la prima è che la mia statura è più bassa della media ponderata degli accademici e la seconda è che non sono alterato. Sono nato serafico, purtroppo o per fortuna lo sono. come cantava gg.

  6. la vendemmia 2003 è stata la mia quinta vendemmia, forse quella in cui arrivava la consapevolezza del “sto per cambiare vita” . per tanti motivi, in vendemmia è stata concepita mia figlia Alice, con una squadra di circa 20 amici abbiamo vendemmiato quasi tutto in un sol giorno, mi sono trasferita qui e ho deciso di farlo davvero questo lavoro. 2003 significa tantissimo per me. mi ricorda la voglia di fare, l’accettazione di vivere e non cercare di cambiare ciò che per natura doveva andare così. il 2003 oggi è vivo, vivido e irruento. come piace a me. grazie :) stampato e messo nel diario di vendemmia.

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