Archive for marzo, 2012

14 marzo 2012

Elogio del dubbio (il cibo è una certezza)

di Marco Bolasco

Arrivo tardi a raccontare di una mostra tra le più inquietanti che mi sia capitato di vedere. Tardi perché fa quasi un anno che a Venezia, nella rinnovata Punta della Dogana di struggente bellezza, è esposta ”Elogio del dubbio”, una raccolta a cura di Caroline Bourgeois focalizzata su opere che indagano la sfera del turbamento, la messa in discussione delle certezze in tema di identità. L’inquietudine, sentimento in chiave positiva in questo caso, ha rivelato ancora una volta la mia perversa attrazione verso tutto ciò che capovolge le prospettive ed annulla le certezze. Questo, perlomeno, è il brodo alterato in cui mi sono cotto, crescendo.

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12 marzo 2012

Macchina del tempo in Borgogna

di Giancarlo Marino

Pommard; centro di Pommard, se è lecito dirlo di un paesino fatto di poche decine di case. Il cortile del domaine che stiamo per visitare sembra uscito come d’incanto da una foto d’epoca, dai bordi ingialliti dal tempo. Armando, Fabio, Giampiero, Luca, Mauro entrano insieme a me con un certo scetticismo. Sono stato io a insistere per questa visita e quindi non posso che mostrare una certa sicurezza, anche se mi sembra di cogliere i loro timori nelle voci di sottofondo e non sono affatto tranquillo. Ma avevo letto da qualche parte che avremmo potuto trovare vecchie e vecchissime annate e che la peculiarità di questa casa vinicola era quella di mettere in commercio i vini solo dopo lunga e paziente attesa. Valeva la pena di rischiare.

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9 marzo 2012

Così, per caso

di Raffaella Guidi Federzoni

A volte, così per caso, proprio quando cerchiamo tutt’altro, ci capita di trovare parole scritte da insospettabili che ci fanno esclamare silenziosamente “È proprio così!”.
Mi è successo recentemente, immersa nella lettura di un’autrice che non è in cima alle mie preferenze e che ho sempre avvicinato con un certo pregiudizio. Troppo fredda, razionale, categorica. Troppo di moda, troppo citata. Troppo inglese. Per questo l’avevo scelta come compagna di uno dei miei viaggi, invece di trovare conferme in chi sapevo essere perfettamente in sintonia con i miei gusti. Ci vuole una sfida per tenersi svegli e attenti senza sprofondare nel torpore di un volo sempre lungo.

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9 marzo 2012

iTunes enologico

di Alessandro Masnaghetti

Alcuni giorni fa, dialogando in forma privata via faccialibro con una appassionata della primissima ora (a proposito della sua disaffezione verso un certo modo di parlare di vino e verso la comunicazione alcolica in generale), mi faceva notare come nella musica le cose, almeno da qualche anno, siano cambiate in modo radicale a favore del consumatore.

Leggi una recensione, vai su iTunes, ascolti l’anteprima, decidi se ti piace ed eventualmente acquisti.

Con il vino, leggi una recensione, vai in enoteca, acquisti la bottiglia e poi decidi se ti piace (e, in caso negativo, tocca anche decidere se sparare a chi te l’ha consigliata oppure no).

E allora? Immaginatevi cosa sarebbe un iTunes dei vini, con tanto di bottiglie introvabili sempre a portata di clic (il solito 8 Filari California di Nino Bronda, tanto per intenderci).

PS
dialogo telefonico successivo con il Masna
“bella l’idea di una sorta di iTunes dei vini, qualcosa di simile come saprai c’è già: wine-searcher”
– “certo, lo conosco, ma io non intendevo un sito dove trovare e farsi spedire i vini, pensavo proprio a un collegamento diretto: nel 2056 ti colleghi, scegli un vino e ne assaggi un’anteprima direttamente tramite un rubinetto nel computer”
-“fantastico”

PPS

inserisco il video suggerito dal commento di Filippo: davvero pertinente

8 marzo 2012

Corrispondenza


Trascrivo qui, per maggiore comodità di chi legge, lo scambio epistolare di queste ore con Josko Gravner. Come dice il buon Michel Bettane, “il vino è bevanda della civiltà”, e mi pare che anche una corrispondenza simile, che nasce probabilmente da un paio di fraintendimenti legati al post precedente, si muova nel solco di un confronto civilissimo.

Gentile signor Rizzari,
Mi permetto di scriverle dopo aver ricevuto da un mio cliente il suo articolo in riferimento a quello scritto dal sig. Scanzi.

Prima di decidere se farlo sono stato molto combattuto, perché non volevo rischiare di passare da quello che si lamenta se uno la pensa diversamente, o perché non apprezza i mie vini…se avessi avuto questi tipi di timori non avrei mai fatto i vin…i di oggi.

Nel 2011 ho festeggiato 44 vendemmie, ho iniziato presto, ho provato le tecniche più moderne per fare il vino, sono passato dall’acciaio, alla barrique… sono uno che non esegue una tecnica se prima non conosce tutti gli aspetti di questa. In 44 vendemmie ho cambiato spesso strada, e ogni volta lo fatto quando mi accorgevo dei limiti di quella tecnica…sia in vigna che in cantina.
E’ fondamentale conoscere le varie tecniche per poi giudicare i vari risultati. Oggi il mercato ha una attenzione in modo particolare per tutto quello che e’ Bio, compreso il Vino… è chiaro che molti di questi sono produttori hanno solo cambiato maschera. Il Vino per me è buono o cattivo! Bio, vini veri, macerati ecc … ecc… è l’ennesima moda, ma cio’ nonostante sono stato abituato a guardare oltre, il vino per capirlo va bevuto e non basta un bicchiere, ma capisco che questo per chi fa il suo mestiere e’ impossibile, ma e’ anche un limite…

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6 marzo 2012

Teatro dell’assurdo

di Fabio Rizzari

Leggo con stupefazione nel blog di Andrea Scanzi le seguenti dichiarazioni del celebrato mastro vignaiolo Josko Gravner:
“I miei vini capiscono benissimo chi hanno davanti. E si comportano di conseguenza. Se chi li beve è diffidente, si chiudono”; e più avanti, in tono savonaroliano: “Il vino è sacrificio. L’unica evoluzione è tornare indietro”.

Opinioni lievemente diverse da quelle, per dire, di un Michel Rolland. Oggi il critico enologico deve muoversi, anzi barcamenarsi, lungo la direttrice formata dagli estremi di queste due visioni del vino, chiamiamole alfa e omega.
Qui siamo alterati, è vero, ma non tanto alterati da abbracciare la mistica claustrale gravneriana né tantomeno la lucida follia iperinterventista degli enologi globetrotter.

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